Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

La volte furbacchiotta (parte 1)

Furbone scostò le frasche davanti alla nuova dimora. Sua moglie Furbacchiotta, aveva appena messo al mondo otto magnifici cuccioli e lui si era affannato per molti giorni a cercare una casa più confortevole dei rami di un qualsiasi cespuglio. Un suo amico, solo pochi giorni prima, aveva deciso di traslocare perché quella zona di bosco si era fatta troppo movimentata – diceva lui – dopo che alcuni umani avevano costruito una grande fattoria con orti e animali, cosicché i suoi piccoli correvano il rischio d’essere disturbati, per non dire di peggio, da tutto quel tramestio. Furbacchiotta, invece, non solo non aveva paura degli umani: era una bestia, verissimo, ma se non fosse stato per una simpaticissima umana che aveva incontrato alcuni anni prima… ora forse non sarebbe stata lì!

Ricordava assai bene la circostanza: lei era ancora una cucciola e, a passeggio con i suoi fratellini e sorelline, aveva visto una bella signora raccogliere le more. Si era fermata, chiedendosi come si potessero mangiare quelle strane cose di colore scuro e così delicate che bastava sfiorarle per sporcarsi la bellissima coda, quando la signora si volse verso di lei, sorpresa, e le si accucciò accanto per guardarla. A Furbacchiotta si era gelato il sangue dalla paura – con tutto quello che si sentiva dire! – ma, quella le aveva passato le dita delicatamente fra le sopracciglia, aveva detto parole dolci come musica, facendole percepire un’onda di felicità e di calore…

Affascinata, le aveva rivolto uno sguardo tra il timore e la gioia, con quei suoi occhioni ingenui, imploranti e quella le aveva accarezzato a lungo la schiena, la testa… le aveva scelto subito un bel nome: Furbacchiotta e, malgrado le dicesse cose di cui non comprendeva il significato, percepiva una dolcezza infinita nel sentire la sua voce. I cuccioli di quella umana si rivolgevano a lei chiamandola Mamma.

Tenendo le dita a pettine, Mamma le aveva sistemato il pelo della coda che, dopo quel trattamento, era diventata così bella e morbida da sembrare che potesse volare via… tanto da attirare gli sguardi di tutti i volponi… tra cui anche il futuro padre dei suoi cuccioli! Si erano frequentati, infatti, e pochi mesi dopo, durante l’inverno, avevano riempito la tana con quei bellissimi batuffoloni dalle lunghe e folte code che, ad agitarle, sembravano lanterne accese contro il candore del pelo bianco interno di Furbacchiotta, su cui si raggomitolavano volpicini e volpicine.

Quella volta, però, si avvicinò un umano, con una minacciosa sbarra nera sulla spalla e, appena uno di loro uscì per andare in cerca di cibo, tirò giù quello strano arnese voltandolo verso di loro… poi, con un rumore spaventoso e del tutto innaturale, incominciò a lanciare verso lei e i suoi fratellini dei pallini che facevano un male da morire. Uno di loro, infatti, aveva sentito, infatti, un tremendo bruciore in una zampetta che gli sanguinava…

Furbacchiotta era uscita in fretta a vedere, ma era apparsa Mamma, come dal nulla, gridandole:

“Scappa, Furbacchiotta… vieni via da lì!”

Miracolosamente, lei aveva capito per la prima volta le parole di un’umana! Aveva attraversato in fretta la strada e si era nascosta vicino alle gambe della donna. Mamma si era chinata per rassicurarla, ma poi aveva visto il suo fratellino ferito…

“Meno male che ti ha solo sfiorato e grazie a Dio è un pessimo tiratore, quell’asino di Beppo!” Gli disse. Andò a prendere un po’ di stoffa e lo fasciò bene, poi aveva detto a Furbacchiotta di farlo restare nella tana per un giorno o due e tutto si sarebbe sistemato.

Mamma aveva esaminato bene anche lei, aveva controllato che non avesse ferite, poi si era rivolta verso quell’omaccio che non capiva cosa stesse succedendo: era Beppo il Cacciatore che cercava di svignarsela… lei urlò, a quell’umano,  cose che la volpe non capiva… gli ripeteva che non era né il tempo né il luogo per andare a caccia. Caccia? Chissà cos’era mai!

“Mi ha rubato una gallina!” Aveva gridato quello, a Mamma, per difendersi.

E lei:

“In compenso, sei diventato un asino! Ma… guarda un po’! E quando ti disinfestava dai topi che il tuo stupido gatto non si degna di cacciare… ti andava bene, no?”

“Nessuno deve toccare i miei animali, brutta strega!”

“La vita è così, caro mio, ogni animale si nutre di altri animali… anche tu: non gli tiri il collo a certi bellissimi galletti?”

“Sono i miei!!! L’hai capito? E io, ci faccio quello che mi pare!”

“Nessuno è proprietà di un altro: tu, per esempio, a chi appartieni?”

“Io? io sono MIO, porcaccia miseria, e tu… impicciati dei fatti tuoi!”

Tu sei tuo… e ogni animale appartiene a se stesso: è libero, questa è la vita… l’hai detto anche tu!” Replicava Mamma, con vigore.

“Ma… l’hai capito sì o no che io sono il padrone?”

“Il padrone di che cosa? – gli urlava lei – Ogni animale della foresta, qui è a casa sua, vive secondo le norme della sua specie ed è il padrone di quanto lo circonda: tu ingrassi i pollastrelli per ucciderli, rubi la loro libertà, il loro ambiente, la loro vita senza alcun rispetto!”

A suon di oscene bestemmie, quello rimise la sua canna nera sulla spalla e se ne andò.

Poi Mamma si era chinata di nuovo su quella splendida volpe, per pettinarle la coda e aveva detto:

“Piccola Furbacchiotta! Quanto sei diventata bella, hai la coda più lunga e morbida che io abbia mai visto!”

E, lei, lusingata, le aveva strusciato il musetto sulle mani. Poi, Mamma aveva aggiunto:

“Stai lontana dagli uomini, specialmente quando hanno il fucile in spalla… sono cacciatori che vorrebbero appropriarsi della tua bella coda, ma non tutti sono soltanto dei vanitosi inutili come Beppo! Gli altri… mirano e uccidono! E tu, birichina, spesso, vai a rubacchiare i loro animali…”

Lei aveva chinato la testa contrita e l’altra le aveva detto dolcemente:

“C’è tanta roba qui attorno: bacche, funghi, mele… lascia stare le galline di quel brontolone!”

“Te lo prometto!” Aveva detto Furbacchiotta convinta.

E così, quella bellissima volpe, aveva imparato che fra gli umani non era poi molto difficile vivere e che, spesso, erano anche più buoni di loro…

Continua … la parte 2 esce sabato 4 aprile 2020.

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff