Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Nonno Cirmolone (parte 1)

Cirmoletto era arrabbiatissimo. Nonno Cirmolone era stato assente tutto il giorno, o meglio non si era mai rivolto a guardare in giù o a parlargli. Per quanto lui agitasse i rami, sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto, il nonno non rispondeva. Affranto si arrese e restò immobile ad ascoltare le voci del bosco, ma dentro di sé, era proprio affranto. Sì, perché, proprio il nonno, il parente che amava di più, si comportava come se il suo nipotino neppure esistesse! Che cosa poteva trattenerlo lontano da lui a tal punto?

Verso l’imbrunire, però, fu piacevolmente sorpreso nel sentire il noto fruscio della chioma superba dell’amato nonnetto, ma decise di punirlo per un po’ con la faccia scura e ostentando una certa indignazione…

“Ehilà, Cirmoletto… sei più nero della notte… che cosa ti è successo?” Chiese Cirmolone.

Il giovincello teneva il muso e il nonno, che aveva già capito l’antifona, rideva sotto i baffi: pensava che gli facesse bene, a quel pinetto viziato, prendersi qualche scoppola da parte della Vita…

“Bene… – aggiunse Cirmolone – ho capito che, forse, sei impegnato a studiare e, quindi, ti disturberò domani…”

Al pensiero che il nonno potesse ritirarsi, così, senza spiegazioni… la rabbia di Cirmoletto si sciolse subito: non voleva rinunciare alle belle chiacchierate con lui, ma non poteva neppure dargliela vinta senza neppure una piccola lagnanza!

“Non stavo studiando, speravo di sentirti… – disse imbronciato – è da stamattina che sono fermo qui ad aspettarti e tu nemmeno mi parli!”

“Oh, Oh… – ammiccò il nonno – siamo diventati gelosi?”

“No, ma sono abituato a darti il buongiorno per primo… beh, sì, mi è dispiaciuto tanto, non esserci neppure scambiati un saluto!”

“Sai bene quante cose ho da fare… in ogni modo, sono qui, adesso, dimmi cosa ti sta a cuore…”

“Volevo sapere… – Cirmoletto titubava, ma era anche molto curioso – beh, ma cosa avevi da fare tanto importante da dimenticarti perfino di me?”

“Non ti ho per nulla dimenticato – rispose il cirmolo – c’erano solo cose molte urgenti in ballo…”

“E… che cosa ci sarà stato mai di così pressante?” Insisté Cirmoletto.

Nonno Cirmolone scoppiò in una risata.

“Mi sembri una di quelle giovani pianticelle gelose…”

“L’hai detto: sono geloso delle attenzioni del mio nonnino… è forse una colpa?”

Cirmolone sorrideva: in fondo, era molto lusingato dall’affetto del suo prediletto nipote!

“Ora ti spiegherò, caro ragazzo – disse – lo vedi quel pino laggiù?”

Cirmoletto guardò da quella parte e intravvide il cugino Smilzetto, sempre con quell’aria mesta e malinconica da far venir l’emicrania solo a guardarlo!

“Beh… che altro vuole quel rompiscatole sempre tetro come un salice piangente?” Chiese un po’ piccato.

Il nonno sorrise:

“E tu, sei sempre il solito superficiale… ti sei mai chiesto perché Smilzetto sia così triste?”

“A dire il vero, no.” Rispose sottovoce l’altro.

“Ecco, lo vedi come si fa presto a giudicare male chicchessia? – Spiegò il nonno – Lui non ha abbastanza sole per scaldarsi e pochissimo cibo per nutrirsi!”

“Forse è un pigrone… non ha voglia di lavorare…”

“No, no… è in una posizione scomoda, in salita e l’acqua che trasporta il nutrimento scorre in giù ma, a lui, ne resta assai poca! Inoltre quei due amici cirmoli, così vicini a lui, ma molto fronzuti, gli tolgono molta luce!”

“E tu… che cosa c’entri? Che cos’hai fatto per sistemare le cose?”

“Ho progettato la cura, ma ci vorrà un po’ di tempo perché faccia effetto!”

“Non riesco a immaginare proprio nulla che possa cambiare la pendenza di un terreno e far dimagrire due cirmoli giganti e con i rami così folti e grandi!”

“Non ne sai nulla, perché fino a qualche tempo fa, eri ancora troppo piccolo per occuparti di queste cose… ma il tuo commento di oggi mi fa capire che sei in grado, non solo di capire il problema, ma anche d’incominciare a far parte anche tu dei cirmoli esperti e incominciare ad aiutare gli altri!”

“Davvero? – Cirmoletto era eccitatissimo quando il nonno si apprestava a insegnargli qualcosa di nuovo – E… che cosa intendi con esperti?

“Siamo un po’ come i medici degli umani… solo che noi possediamo, in più, una saggezza che risale alle origini del mondo!”

“Così tanto tempo fa?”

“Certo, caro nipotino, quindi, prima di ogni altra cosa, dovrò farti una bella lezione di storia… e di comportamento!”

“Sono tutt’orecchi!” Fece Cirmoletto alzando le fronde per non perdere neppure una parola del nonno.

“Devi sapere che, anche se tra noi alberi sembriamo separati e quindi individui diversi… in realtà, nella Natura, non esiste nessuno che possa vivere indipendentemente dall’ambiente in cui nasce e dagli altri individui che lo circondano…”

“Ma, nonno, forse ti sbagli! Come pensi che si possa dipendere da un pino che sta lontano da qui, bloccato dalle radici e, quindi, che non può muoversi da terra?”

Nonno Cirmolone si divertiva un mondo quando Cirmoletto si apprestava a fare delle critiche: era un giovane pino, molto intelligente, ragionava con la sua testa, ascoltava con attenzione e senza perdere una virgola di ciò che stava apprendendo, ma era sempre pronto a contestare con qualcuno dei suoi “perché?”

“È possibile, invece!” Disse.

“Ma, allora… come comunichiamo, praticamente, tra noi alberi[1]?”

“Te lo racconterò un’altra volta… ora sono stanco! Domattina riposerò dal lavoro e, magari, potrò spiegarti in cosa consiste il nostro impegno e tu potrai incominciare ad aiutarmi!”

“Oh, sì, nonno… che bello… non vedo l’ora che sia domani!”

(continua)

[1] C’è chi sta iniziando a decifrare i criptici segnali che ci arrivano dagli alberi. Uno tra i più quotati è Stefano Mancuso, professore all’Università di Firenze e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale.

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff