Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

L’orsa Camilla, il gatto Rossino e la primavera (parte 2)

Ti sei perso la prima parte? Leggila qui: link

 

Il gatto Rossino era tutto sudato, quei cuccioli d’orso erano degli autentici scapestrati. Babbo e mamma Orsi, quando uscivano, erano tranquilli perché Rossino si offriva sempre di badare ai cuccioli… e il gatto, non solo era fiero di avere quell’incarico di fiducia, ma si divertiva molto giocando con loro. Inoltre, Camilla, tornando, non dimenticava mai di portargli qualche gustosa leccornia…

Quei quattro diavoletti di orsacchiotti, però… erano molto furbi: davanti a mamma e papà promettevano di essere buoni e di ubbidire a quanto consigliava loro lo zio Rossino, ma poi, appena avevano girato l’angolo del bosco… si scatenavano come dannati. Adoravano quel gatto che insegnava loro tanti trucchi per giocare, ma avevano tanta di quell’energia che, alla fine dei giochi, Rossino doveva buttarsi sul suo giaciglio, pancia all’aria, per riprendere fiato.

Il problema era anche che quei quattro malandrini crescevano così in fretta… ogni giorno erano più grandi e forti e, anche giocare con loro, si faceva sempre più faticoso e difficile per un gatto snello e smilzo come lui! Allora uscivano all’aperto, Rossino esplorava di qua e di là, tutt’attorno, per controllare che non ci fossero pericoli per gli orsacchiotti… e poi via a correre, a saltare, a giocare a nascondino tutti assieme ,senza economia di forze.

Un giorno, stanchi dal troppo giocare, si erano finalmente sdraiati in una piccola radura poco lontano dalla grotta, quando si udì un chiacchiericcio di umani a poca distanza.. Rossino drizzò subito le orecchie, poi con un atteggiamento serio e autorevole, scattò in piedi e ordinò ai piccoli di rientrare subito con lui nella grotta. Gli orsacchiotti avevano messo giù il muso, dovendo interrompere i lor giochi ma obbedirono, nonostante il disappunto, perché avevano visto l’espressione molto preoccupata del loro amico gatto. Entrarono e Rossino trascinò le frasche davanti all’entrata della caverna.

“Perché ci nascondiamo?” Chiese uno di loro.

“Perché c’è pericolo…” Rispose il gatto.

“Cos’è il pericolo?” Chiese un altro.

“È… quando, per esempio, si avvicina qualcuno che può farti del male!”

“Ma noi possiamo dargli una bella zampata!” Si davano di gomito l’un l’altro, ridacchiando con aria complice.

“Eh no, ragazzi! Se quelli non vi fanno niente di male, dovete rispettarli!”

“Allora dobbiamo aspettare che ci facciano del male, per difenderci?”

Rossino era un po’ in imbarazzo.

“Beh, non proprio: bisogna essere pronti alla guerra…ma con il cuore in pace, almeno all’inizio…”

“Con tutti?”

“Beh… con gli umani, è consigliabile stare più attenti, c’è sempre da aspettarsi un’aggressione…”

“Un’aggressione… cos’è?”

“Beh, sapete, magari vi feriscono… loro non sono come noi, sembrano amici ma non sono sinceri… pensano sempre se stessi, al loro tornaconto… noi siamo quello che siamo, invece!.”

“Sono tutti così, zio Rossino?”

Il gatto ripensò al suo amico boscaiolo…

“No, non tutti… le persone più semplici sono buone… come noi del resto, e non pretendono di sapere e poter fare quello che loro pare e piace, sanno che ci sono altre creature, magari meno dotate, ma che proprio  per questo motivo devono essere sostenute e aiutate…”

“Oh, come sarebbe bello, zio Rossino, se tutti si aiutassero tra loro… le persone felici sarebbero molte di più, vero?” Disse il più grande degli orsetti.

“Certo e, quindi, il mondo sarebbe più bello – commentò il gattone – che gusto c’è a vivere tra creature arrabbiate, infelici, sofferenti?”

“Proprio cos, aggiunse l’orsetto: noi siamo sempre felici, condividendo i giochi e aiutandoci!”

Improvvisamente si sentì uno sparo. Gli orsetti si strinsero tutti attorno a Rossino e, grassocci com’erano, lo facevano sembrare il picciolo di una mela!

“Ecco, sentite? – fece il gatto – non sono ancora nate tutte le nidiate di primavera e già gli umani incominciano a gironzolare con le loro canne di fuoco!”

“Sono canne pericolose?”

“Certo, quelle uccidono! Spesso mirano agli orsi, non tengono conto dei cuccioli che, così piccoli, non riusciranno a vivere… perfino la loro legge lo vieta!”

“Fanno cose che non dovrebbero, vero?”

“Molte volte sì, purtroppo… loro non vogliono obbedire a nessuno, ma pretendono che tutti si attengano ai loro ordini!”

“E allora, perché vuoi che noi li rispettiamo, zio Rossino? Stanno facendo qualcosa di male, no?”

“Ahimè, è proprio vero… e io credo che questo non vada fatto, perché, mentre noi contribuiamo al benessere della Natura che ci accoglie e ci nutre, gli umani non hanno riconoscenza, fanno tante cose sbagliate, perfino quelle che nuoceranno a loro stessi!”

Il più piccolo degli orsetti scosse la testa:

“Zio Rossino, forse quelli non lo sanno ancora… non sarebbe bene che andassi a insegnare anche agli umani le cose che stai insegnando a noi?”

Il bel gattone fu lusingato dalla fiducia del suo interlocutore e quindi, dopo averci pensato su un po’:

“Vedi, piccolino – disse – gli umani non sanno di essere ignoranti! Convinti di sapere tutto solo perché sono più potenti di noi, non hanno mai provato a guardare le cose dal punto di vista degli animali e delle piante, non hanno mai interrogato la Natura che, pure, è sempre corretta e sincera!”

“Qualche volta, però, anche la Natura, quando si arrabbia, fa paura…”

“La Natura risponde sempre a una provocazione: se la tratti bene, ti aiuta e se la tratti male, ti punisce.”

“Noi animali… siamo più bravi, allora?”

“Noi ascoltiamo il sospiro delle piante, vediamo le lacrime di un fiore che è stato  strappato, sappiamo fermarci quando la Natura lo chiede: è la madre di noi tutti! Se la offendiamo, accadranno cose spiacevoli e pericolose che sembrano vendette, ma non lo sono!”

“Come si fa a non sbagliare, allora?”

“Bisogna ascoltare soprattutto il cuore!”

“Bravo, Rossino! – Rugliò, da dietro le spalle del gattone, mamma Camilla che era rientrata in quel momento portando il cibo – È proprio ciò che volevo imparassero questi cuccioloni!”

Poi si rivolse agli orsacchiotti:

“Ascoltate sempre quello che vi dice lo zio Rossino: lui ha conosciuto la vita con gli umani e, dopo averne sperimentato l’egoismo, ha preferito tornare a vivere con noi animali!”

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff