Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

L’elfo Elwe e gli scoiattoli

Sciurus, lo scoiattolo più ragguardevole di tutto il bosco, rizzò le orecchie: cosa stava succedendo nella sua casetta accogliente, lassù, nell’incavo di quel vecchissimo cirmolo appartenente alla sua famiglia da generazioni?
Sciurus era rispettato da tutti, proprio perché era considerato un “saggio”. Lui sapeva molte cose degli Elfi silvani, perché suo padre, suo nonno e tutti i suoi antenati gliene avevano parlato (anche lui ne aveva visto qualcuno con i propri occhi) e avevano ritenuto che non ci fosse posto migliore di quel bosco, per una vita serena e in piena salute. Altri avevano preferito andare a cercare altrove un’occasione più allettante e ricca, ma alcuni non erano più tornati o avevano accettato di vivere con gli “umani”. Si diceva, però, che si erano sentiti prigionieri in uno spazio ristretto, benché nutriti con mille leccornie sconosciute.
Per Sciurus, nulla era più gratificante del ritrovare sempre al solito posto le cose di cui parlavano il babbo e il nonno: lui amava quella vita senza sorprese o scosse, serena, divertente, libera. Quando il mattino usciva dal tronco e guardava il sole frugare tra i rami per far brillare la rugiada che rendeva scintillanti le pigne mature, pensava che tutto lì, fosse meraviglioso e che nessun altro posto avrebbe potuto essere attraente al punto di stimolare la voglia di andarsene.
Suo padre diceva che, a spalmare la rugiada sui frutti maturi, era l’elfo Elwe e lo faceva affinché gli scoiattoli non rovinassero le pigne che erano ancora chiuse e, quindi, con i pinoli non ancora fatti.
Da un po’ di tempo le cose erano cambiate, in verità: molti umani passavano nei boschi, a volte abbattevano gli alberi con dentro le loro casette… ma lui era ancora giovane e forte e sarebbe certo riuscito a trovare in fretta una nuova abitazione, se ciò fosse accaduto.
Ora, però, si stava preoccupando di cosa succedeva lassù, nella sua bella tana profumata di quel vecchio cirmolo. Non c’erano umani, in giro, e neppure si sentiva il rumore di quei loro ordigni che usavano talora per abbattere le piante o per pettinare i prati.
Da là sopra, però, veniva uno strano rumore a lui finora sconosciuto, che si spandeva nell’aria e suonava come un delicato ma assordante squittio. Salì rapidamente sul tronco, tenendo stretta tra i denti la preda, destinata alla colazione della sua compagna Sciuretta che, di recente, faticava molto a muoversi. Lo squittio aumentava man mano che si avvicinava all’ingresso di casa: più che una voce, gli pareva di udire un coro di piccoli suoni, flebili ma prepotenti al tempo stesso…
Fece un salto di sorpresa e di gioia nel vedere la nidiata dei piccoli appena nati, tutti con la pelliccia rossastra e un bavaglino di pelo bianco sotto il collo.
“Mah… da dove vengono questi bellissimi scoiattolini?” Chiese non credendo ai suoi occhi.
“Come… non capisci? – Lo rimproverò Sciuretta – Questi sono i nostri piccoli appena nati e già così vivaci!”
“Oh… quanto sono belli!” Disse Sciurus.
“Sono già discoli… e sempre affamati: proprio come il loro papà… che oggi si è dimenticato di portarmi la colazione…”
“Brontolona… guarda cosa ho qui!” Rispose lui, sornione, dopo averle messo davanti una grossa pigna semischiusa e piena di pinoli maturi e profumati. Lei, pentita, gli fece gli occhi dolci e lui arrossì dall’emozione. Strofinò il naso sul muso della sua compagna e poi passò a farlo su quei piccoli musetti, teneri come velluto.
“Dovremo cercare qualcosa di morbido per questi piccini, sono ancora cosi fragili che possono farsi male, su queste cortecce ruvide e consunte…” Disse lei, preoccupata.
“Devo pensarci un po’…” Rispose lui.
Improvvisamente, si udì una musichetta dolce nell’aria e un soffio tiepido e garbato come il venticello estivo. I due scoiattoli si erano bloccati, incuriositi.
“È lui! Elwe! – Esclamò Sciurus, a un tratto, felice ma intimidito – È l’elfo silvano, il grande amico della nostra famiglia!”
Elwe sorrise e fece una lunga carezza a ognuno degli scoiattolini…
“Saranno dei bravi ragazzi, io veglierò sempre su di loro come ho fatto con voi – disse ai due genitori gongolanti per la gioia – e ho deciso di farvi un regalo del tutto speciale… qualcosa che vi farà bene ma anche ai vostri piccoli!”
Fece schioccare le dita ed ecco… apparve, come per un incantesimo, quel bellissimo cuscino, morbido e accogliente, imbottito di trucioli di cirmolo e soffice lana, che l’Elfo ora stava sistemando in tutto il nido. Era così ampio che consentiva a tutta la famigliola di sistemarsi tra le falde! Sciuretta si precipitò a provarlo, con tutta la prole e, rivolgendosi al suo compagno:
“Vieni anche tu… guarda che meraviglia! – Esclamò – E che profumo… che morbidezza… quando andremo a farci le lunghe dormite, non dovremo temere nulla! Grazie, elfo Elwe!”
Quello sorrise e sparì, come una bolla di sapone che scoppia nell’aria.
I cuccioli tacevano tutti: niente proteste o lamentele… si erano già addormentati, teneri come giocattoli di peluche, tranquilli e sorridenti.
“Questo sì che è un bel riposare! – Commentò Sciurus, raggomitolandosi tra e falde del cuscino, soddisfatto – Ora possiamo finalmente stare tutti assieme, vicini e comodi!”
Sbadigliarono con mugolii di gioia… nel buio s’intravvedeva l’Elfo silvano intento ad accostare i rami davanti all’apertura della tana per poi riprendere il suo volo, mentre scendeva la notte accendendo miliardi di stelle.

Loredana Reppucci
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