Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Cose da cirmoli!

Il tramonto stava arrossando il cielo e infuocando le cime delle montagne rendendole magiche: ogni giorno lo spettacolo si ripeteva… eppure non era mai lo stesso, sempre diverso da quello precedente. Che il paesaggio fosse immerso in quell’atmosfera di brace o incupito come rame fuso, comunque, era anche l’ora in cui gli Elfi indossavano le loro alucce di nuvola per fare un giro tutt’attorno e vedere se c’era qualche uccellino caduto dal nido per aiutarlo a risalire, qualche piantina calpestata da medicare, controllare che il vento non fosse troppo violento… aveva ragione nonno Cirmolone quando diceva che non era una vita facile quella degli Elfi!

Quella sera, però, Cirmoletto era agitatissimo. Il nonno aveva promesso di spiegargli come potevano, loro alberi, trasformare una cosa che fa morire in un’altra che fa vivere gli umani. Il nonno era un albero di parola, puntualissimo e quindi lui si era già messo in attesa che Cirmolone piegasse verso di lui la sua testa frondosa per iniziare il racconto. Infatti, poco dopo, sentì quel famigliare fruscio scendere dall’alto, portandosi dietro il profumo di gemme mature.

“Nonno… finalmente s’è fatta sera, sono così curioso…”

“Lo so, lo so… ti conosco bene: scommetto che oggi ti sei agitato tutto il tempo, aspettando che io finissi la mia pennichella!”

“Proprio così!”

“Bene, per spiegare il nostro prezioso impegno notturno che, inconsciamente, stai facendo anche tu, devo partire un po’ da lontano – incominciò Cirmolone – dunque, tutti gli esseri viventi, respirando e vivendo, producono la famosa CO2, ossia anidride carbonica che è tossica. La Natura ha predisposto delle funzioni, affidate principalmente a noi vegetali, per mantenere questa CO2 nei limiti non pericolosi.”

“E alla Natura chi l’ha insegnato?” Chiese subito Cirmoletto.

“All’inizio, presumo siano stati gli Elfi silvani… poi ognuno di noi l’ha tramandato ai suoi discendenti e… un giorno, anche tu lo spiegherai a qualche nipotino!”

“Vai avanti.”

“Devi lasciarmi parlare, però!” Sorrise il nonno scuotendo i rami. Cirmoletto zittì subito e si predispose ad ascoltare. Intanto scendeva la sera. S’intravvedevano gli Elfi svolazzare candidi come fiocchi di neve tra le piante e i cespugli, in mezzo ai fiori dalle testine chiuse e accanto alle radici dove i funghi si stringevano nel loro abbraccio notturno, per controllare che tutto fosse tranquillo e sereno.

“Dobbiamo fare presto: si sta avvicinando l’ora d’incominciare a trasformare la cosa che fa morire in quella che fa vivere!”

“Ti ascolto e prometto che starò zitto.”

Il nonno riprese:

“Dunque, noi piante abbiamo sempre badato a compensare la CO2 prodotta dagli esseri animaleschi e degli umani con il nostro lavoro ma… se ci abbattono in tanti, il nostro lavoro ne risente – diceva Cirmolone – pertanto bisognerebbe stare attenti a mantenere la proporzione alberi/animali sempre in grado di smaltire la tossicità, non credi?”

“Sembrerebbe ovvio!”

“Ecco, appunto… invece, gli umani hanno costruito ordigni che camminano, volano, diventano rifiuti tossici, producono molta anidride carbonica più di tutti gli animali e umani del mondo messi assieme!”

“Ma non è giusto, dovrebbero aumentare anche le piante…”

“Invece… distruggono anche quelle e, quindi, stanno martoriando questa meravigliosa Terra azzurra che noi continuiamo a proteggere, purtroppo con sempre minori mezzi!”

“Hai ragione di chiamarli stupidi: somigliano a quelli che si mettono cavalcioni sul ramo che stanno segando!”

“Bravo, Cirmoletto, sei proprio intelligente… dunque, riprendiamo il discorso, è ora che tu sappia cosa facciamo ogni notte…”

“Sono pronto, nonno!”

“Noi piante tramite le radici, ci nutriamo di acqua e sali minerali che troviamo nel terreno, poi la distribuiamo con la linfa… ma, per assorbirla, ci servono la luce del sole e la CO2 che catturiamo con le foglie – incominciò Cirmolone – poi, ci impossessiamo dell’ossigeno dalla CO2 e lo spandiamo tutt’attorno mentre produciamo degli zuccheri per nutrirci, accantonandone anche una parte nelle radici. Ecco perché siamo preziosi per gli umani: trasformiamo la CO2, la lavoriamo e restituiamo ossigeno! Così gli animali possono continuare a vivere con l’aria sempre nuova e pulita che solo noi possiamo fornire!”

“Chissà come sono contenti, gli animali e gli umani!”

Cirmolone sospirò:

“Sì, gli animali sono contenti ma… quei somari degli umani, aumentando la produzione di anidride carbonica con allevamenti giganteschi situati proprio là, dove hanno disboscato superfici infinite di piante, ci remano contro, insomma! Come dire: non solo non aumentano la produzione dell’antidoto (quello lo riducono subito) ma, in cambio, moltiplicano la produzione del… veleno!”

“Non mi sembra molto logico questo ragionamento…”

Cirmolone, perplesso, assentiva muovendo la testa:

“Eh già, parrebbe così anche a me, ma ci hanno sempre detto che gli umani sono i più intelligenti del Creato… cosa possiamo obbiettare noi? In fondo siamo soltanto dei poveri alberi ignoranti!”

Loredana Reppucci
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Illustrazioni di Sara Sieff
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