Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Cirmoletto e i racconti del Vento (parte 2)

Ti sei perso la prima parte della storia? Leggila qui

“Bene, ora metto al minimo i motori e ci facciamo una bella chiacchierata!” Il Vento smise di soffiare forte, un po’ per riposarsi e un po’ per scambiare idee con i suoi vecchi amici ma, questa volta, proprio con il giovane pino.

“Sono pronto… da dove dobbiamo incominciare?”

“Raccontami di quando hai conosciuto nonno Cirmolone, ti prego!”

Il Vento si concentrò nello sforzo di ricordare.

“Fu moltissimi anni fa… io affrontavo il mio primo viaggio verso il nord… le stagioni erano molto più stabili e si poteva fare affidamento su certe regole per sapere se si era a un cambio di clima oppure no e il cielo era quasi sempre invitante…”

Cirmoletto era così attento che non muoveva neppure un ramoscello.

“Era arrivato il tempo giusto, quello che qui si chiama estate e, quindi, era il momento di affrontare il grande viaggio: la mèta era lontana, molto a nord e ci si doveva preparare a cambi di temperatura e di altitudine diverse volte. – Disse il Vento – Dovevamo sorvolare il mare e fare provviste di acqua… ero un po’ impacciato, naturalmente, perché ero abituato al deserto, al sole cocente di giorno e al freddo delle notti… e poi, certe volte, dovevo intrufolarmi tra alberi sempre più forzuti come lo sono i pini, fino ad arrivare quassù, rotolarmi fra i loro rami meravigliosi, ascoltare il chiacchiericcio degli insetti, delle foglie che stormiscono!”

“Tutto in un giorno?” Chiese Cirmoletto.

“No, no… ci vollero molte albe e molti tramonti: partivo dall’Africa e dovevo dirigermi verso catene di montagne, su alcune delle quali, mi dissero che avrei potuto vedere la neve!”

“Non conoscevi la neve? Com’è possibile?”

“Sono nato in una terra arida, meravigliosamente immersa nel sole e dove l’aria profuma di mare… ci sono le nuvole con cui giocare e, a volte, si forma una tale elettricità che si scatenano fulmini e tuoni mentre il cielo diventa lo scenario dei lampi che si susseguono con boati che fanno pensare ai fuochi d’artificio!”

“Parli sempre del mare… ma non mi hai detto ancora com’è fatto!”

“È una distesa d’acqua azzurra esattamente come il cielo… a volte più scuro, a volte arrabbiato e schiumoso, a volte tenero e tranquillo come un gigante addormentato… ma sempre bellissimo! Mi aspetta sempre e quando mi vede, fa salti di gioia, perché gli arruffo le onde…  e poi, non resisto alla tentazione di avvicinarmi a lui fino a sentirne il brontolio feroce! Allora mi spruzza addosso miliardi di goccioline fresche…”

“Chissà che divertimento!”

“Già… ma poi in quell’acqua azzurra ci sono i pesci che guizzano, le persone che nuotano… e, ahimè, anche tanti umani che ci buttano dentro immondizie d’ogni genere! Io passo leggero in mezzo a tutte queste forme di vita, ma devo anche adempiere il mio lavoro: caricarmi di acqua… come ti ho detto… proprio tanta, per poi rilasciarla durante il mio viaggio e rivitalizzare le piante, i boschi, le montagne… passo sopra la terra, faccio le capriole fra i rami degli alberi sulle pianure e sulle montagne più o meno alte, alcune – talora – portano un cappuccio bianco…  e, infine, arrivo qui!”

“Il cappuccio bianco è la neve… e, la prima volta, incontrasti subito nonno Cirmolone?” Chiese il giovane cirmolo tutto eccitato.

Il Vento assentì, con un soffio ampio e gentile:

“Vidi subito un pino stupendo e forte, che si ergeva fiero e sovrastava tutti gli altri… appena lo sfiorai, mi rispose con un sorriso di gratitudine e mi disse subito: benvenuto, caro Libeccio, portatore di tiepide giornate e di acqua!”

“Ero in viaggio ormai da tempo, aggirando il Mediterraneo ero salito fin quassù e… tuo nonno fu la prima sorpresa del mio percorso – disse il Vento – e mi fermai a parlare con quel cirmolo così maestoso e potente da sembrare un re!”

Cirmoletto non stava più nella pelle:

“Il mio nonnetto che somiglia a un re… io gli voglio un bene immenso, lo sai?”

“È un saggio, gli Elfi lo rispettano e gli confidano segreti che non dicono a nessun altro… lui si occupa del benessere del bosco e, quando arrivo io, mi fa sempre festa! Così, ci scambiamo rispettivamente i fatti avvenuti, io gli racconto del sole, della sabbia, del mare e Cirmolone, a sua volta, mi racconta delle nuove famiglie di scoiattolini, dei funghetti, delle volpi e degli orsi, delle bufere che alcuni uragani trasportano qui… quelli sono una rovina, prepotenti e guastatori! Poi Cirmolone mi racconta di te… è così orgoglioso del suo nipotino che la tua fama è arrivata fino in Africa!”

“Africa… l’hai già detto… ma che cos’è?”

“Una grande terra asciutta da qualche parte e molto ferace da un’altra, in cui ci si sveglia per il gran caldo, ci si diverte a costruire e distruggere dune, si può correre fino all’orizzonte, dove ti attende un sole infuocato proprio appoggiato lì, dove terra e cielo si sposano… oppure, puoi trovarti sull’oceano, che è più grande di cento mari… – il Vento parlava con un po’ di nostalgia e molto orgoglio della sua terra – e poi dobbiamo organizzarci per portare caldo, acqua e odore di mare fin quassù!”

“Ora… ti aspetterò anch’io assieme al nonno quando sarà la tua stagione!”

Libeccio lasciò un’immensa carezza fresca e umida sulla chioma di Cirmoletto e gli disse sottovoce:

“Ora devo lasciarti… gli Elfi sono stati avvisati e ti attendono per la scuola superiore… quando ripasserò, mi racconterai della tua nuova attività! Ricordati però, d’imparare anche ad amare il Vento, ad ascoltarne la voce: a volte è caldo, altre, è fresco, ma sempre viene a prendere i semi delle piante da spargere attorno, a rinfrescare l’aria quando è troppo calda, a sospingere le nuvole quando c’è la siccità… il vento è veloce, può attraversare la foresta più fitta e pattinare sui laghi e i mari, ma riesce sempre a raccogliere i segreti degli uomini e a custodirli… per trasformarli in sogni!”

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff