Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

L’orso Camillo e l’amico di Rossino (parte 1)

“Finalmente una giornata di sole!” Rossino, uscito dalla caverna in cui abitava assieme all’orso Camillo, si stiracchiò con soddisfazione sull’erba tenera e fresca. Aveva fatto tempesta per due giorni, inclusa la notte precedente e, poco più in là della loro grotta, si potevano ancora vedere i danni fatti da quella tremenda bomba d’acqua e dai fulmini che si erano susseguiti come fuochi d’artificio durante una festa.

La loro tana sembrava vuota da quando la figliolanza degli orsi se n’era andata per la sua strada. Camillo e Camilla gironzolavano qua e là per i boschi e lui si alzava ogni mattina con la voglia di divertirsi un po’. La loro amica farfalla, dopo sposata, aveva lasciato nella tana la prima figlioletta, anche lei di nome Papillon e dai gusti montanari e se n’era andata in cerca di luoghi più caldi con il suo baldanzoso Farfallone e le altre due figliolette molto vanitose e avide di nuove avventure come il loro padre.

Rossino si guardava attorno per cercare la piccola Papillon… era anche lei una farfallina piuttosto attiva e bisognava tenerla d’occhio perché non si mettesse nei guai! Era, insomma, sempre impegnato a guidare la vita di quella piccola comunità, con la scusa che era esperto di organizzazione per aver vissuto la sua prima gioventù tra gli umani e, in seguito, andando incontro a molte e pericolose avventure, quasi da randagio.

Tutto questo era avvenuto prima di incontrare Camillo e la sua deliziosa famiglia.

Papillon gli volò incontro, divertendosi un mondo a scendere in picchiata, a volteggiare attorno a lui, ad aggrapparsi alle vibrisse… infine gli si mise vicino all’orecchio, per dirgli cos’era successo durante la notte precedente:

“C’è stato un forte temporale, alcuni alberi si sono spezzati e molte tane sono state devastate…”

Rossino si guardò attorno: la loro abitazione non era stata minimamente toccata perché era molto protetta e col passare del tempo, lui e Camillo avevano anche apportato delle migliorie, ma pensava al suo amico umano, il boscaiolo che aveva una baita un po’ più su, salendo per la montagna e che spesso, nei periodi più duri, gli aveva fatto trovare dei pranzetti succulenti.

“Accipicchia! – esclamò – Chissà se anche il mio amico ha avuto dei danni…”

“… se vuoi che vada a vedere – propose Papillon – farei prestissimo, non è molto lontano da qui, vero?”.

“È meglio se ci andiamo assieme – disse Rossino, dopo una breve riflessione – perché tu, da sola, potresti fare ben poco e poi dobbiamo valutare il problema, se ce n’è uno: andiamo!”

Il gatto camminava spedito, e ben presto si videro i disastrosi effetti della burrasca appena passata. Molti pini erano stati spezzati dalla furia del vento, i passaggi erano ostruiti o addirittura scomparsi… cespugli sradicati si erano accatastati lungo un rigagnolo d’acqua ostruendone il passaggio: davvero un bel guaio! Probabilmente, il suo umano era dentro la baita quella notte e ne aveva certo risentito.

In preda a un brutto presentimento, Rossino allungò il passo, guardandosi attorno e con Papillon aggrappata alla sua orecchia come una vedetta sopra una nave, girava la testa in tutte le direzioni.

Finalmente s’intravvide il tetto della casetta di legno mezza sconquassata da una quantità incredibile di rami spezzati e il tronco di un pino addosso che ostruiva il viottolo e impediva qualsiasi movimento.

“Perbacco!” Disse preoccupato. Di certo il suo amico avrebbe avuto delle belle difficoltà a uscirne! E c’era anche da sperare che non fosse ferito!

Si rivolse subito a Papillon:

“Cara Papillon, devi correre come il vento a cercare Camillo e guidarlo fin qui: il mio amico certamente è in difficoltà e solo il nostro caro orso con la sua mole, potrà aiutarci a spostare i rami e quel tronco per poterlo tirar fuori!”

Papillon strofinò le antenne sulle vibrisse di Rossino che già stava per mettersi a ridere dal solletico e, dondolandosi con forza, aggrappata a quel lucente baffo, prese il giusto aire per salire in quota.

Volava dritta come un missile, senza perdersi a perlustrare i fiori e, per fortuna sapeva quali fossero le abitudini dell’orso nella prima mattina: di solito, si avviava verso le cascate, a caccia di salmoni per il pranzo.

Difatti, poco distante dalla méta di Camillo, Papillon scorse la massa di pelo bruno scavalcare con incredibile disinvoltura i rami caduti e i cespugli sradicati.

“Che ci fai qui, piccola?” Le chiese l’orso, sempre felice di vederla.

“Rossino… un amico… la tempesta…” La farfallina era molto agitata.

“Calmati, cara e dimmi tutto per ordine!”

“Un amico di Rossino è imprigionato tra i rami caduti… un albero è finito sul tetto e solo tu puoi aiutarci a rimuoverlo!”

L’orso si drizzò subito:

“Stai tranquilla, lo aiuteremo. Sei in grado guidarmi e portarmi sul posto?”

“Certo, ma per te sarà piuttosto lontano…”

“Sono ancora a pancia vuota e viaggerò leggero come un fringuello!”

“A questo credo un po’ meno… comunque seguimi!”

“Se dovrai volare e girarti a controllare dove sono io, perderemo tempo e faticherai molto. Mettiti al tuo solito posto e fammi cenno con le alucce la direzione da prendere!”

“Molto bene, Camillo, andiamo!” Disse soddisfatta Papillon, sedendosi al calduccio vicino all’orecchia dell’orso.

I due si misero in marcia e Camillo, presa dimestichezza di quella strada ingombra di rami, riuscì a camminare più veloce del solito. Finalmente, si vide Rossino passeggiare impaziente davanti alla baita, in attesa del loro arrivo.

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff