Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Anacleta e il lupacchiotto (parte 1)

“È da un po’ che non vi sentivo più cantare, signora Anacleta! – Disse Fra Crispino ascoltando quella timida melodia dalla cucina, espressa un po’ col naso e un po’ con parole di un inglese alquanto discutibile – Stamattina niente battibecchi col Padreterno, eh?”

“Beh, qualcosa da dire l’avrei… ma ho fatto voto di non lamentarmi più per le piccolezze! Sapete, dopo le grazie ricevute, ho pensato di ricominciare tutto daccapo!”

“Eh già, siete ormai una donna molto importante, dopo la vostra brillante soluzione per i problemi di questo convento e, per di più, cantate in inglese, ah, ah, ah!” Ridacchiò.

“Merito di Fiamma, la nostra lince magica, non mio!” Disse lei ripensando a quel bellissimo animale che non era facile incontrare, ma che lasciava sempre un segno importante nella loro vita, quando compariva.

“Da quando siete diventata così modesta?” Scherzò Fra’ Crispino.

“Fa parte del mio voto…” Borbottò lei.

“Oh, Oh! – commentò il fraticello – È da molto tempo che quella bestia non si fa vedere!”

“Quando è il momento giusto, Fiamma lo sa e verrà senza avvisarci e voi, state andando fuori per la questua?”

“Certo, questo rito ci aiuta a essere umili, com’è nostro dovere…”

“… e a farsi offrire un bel bicchiere di vino… e a spettegolare attorno… e a fare chiacchiere con la gente!” Disse lei con tono un po’ severo.

“Non faccio male a nessuno, anzi, aiuto i miscredenti a ritrovare la fede!”

“Sarebbe ora che anche i giovani fraticelli arrivati per ultimi vi dessero una mano: cosa si aspetta a mandarli in giro?”

“Quando il Priore me lo dirà, lo farò.”

“Buona passeggiata, allora.” Disse Anacleta in fretta.

Era sempre indaffarata, ora che c’era da tener dietro anche al settore commerciale del convento! In realtà, spesso andavano e venivano i produttori delle loro pomate e degli elisir ma Anacleta finiva sempre per mettere il naso dappertutto e Padre Angelo la lasciava fare: dopotutto era stata lei a inventarsi quella nuova attività che aveva salvato il convento dalla chiusura! Lei e la sua lince! Il Priore sorrideva di quell’ingenuità.

Anacleta si guardò attorno come sempre per vedere se tutti i suoi amici animali stavano bene: ecco la volpe, i passerotti, l’ultimo arrivato, un cerbiatto dagli occhi sognanti, e…

“Fiamma!” Gridò Anacleta in direzione di quella magnifica bestia dalla pelliccia scintillante nel sole mattutino che avanzava lentamente verso di lei.

La lince si avvicinò, come fosse in attesa della rituale carezza che gradiva moltissimo. Era lievemente agitata, però, e Anacleta che aveva una sensibilità straordinaria nel comprendere gli animali del bosco, la guardò negli occhi:

“Che cosa c’è, Fiamma, hai qualcosa da dirmi?” Fece, passando la mano leggera su quel pelo lucido dai mille riflessi. La lince la fissava negli occhi, poi si girava incominciando a camminare, si fermava e la guardava. Anacleta capì che doveva seguirla. Si asciugò le mani nel grembiule, si aggiustò meccanicamente la treccia accroccata sulla nuca e si dispose a seguire Fiamma: se era venuta a cercarla, ci doveva essere un buon motivo!

Pochi passi nel bosco e si udì un lamento flebile, quasi angoscioso.

“Mi hai portato da qualche animale ferito, Fiamma? – Chiese – Ma io non sono un medico!”

Il gemito ora si era fatto più forte e disperato. Anacleta si affrettò nella direzione da cui proveniva il lamento e trovò un cucciolo di lupo con la zampina imprigionata in una tagliola…

“Oh, povero piccolo… cosa ti è successo?” Si chinò a guardare, incontrando lo sguardo implorante di quella creatura disperata. Aprì la sua borsa alla Mary Poppins e cercò una delle sue misture.

“Per fortuna non ti si è spezzata la zampetta… ora la mettiamo a posto, sai? Stai tranquillo!”

Il cucciolo era tutto un tremito, per la paura e un po’ anche per il dolore alla gamba. Fiamma girava attorno ad Anacleta e al lupetto, come a dirgli che adesso lei avrebbe risolto tutti i problemi.

“Buon Dio! Non sono medico e neanche un’infermiera: ho bisogno del tuo aiuto! Dimentica le mie rampogne, fallo per questo povero piccolo che sta soffrendo!”

Pregava mentalmente Anacleta. Pulì con delicatezza il pelo in cui si era raggrumato un po’ di sangue, aprì piano piano la tagliola, delicatamente, per non far sentire il dolore alla povera bestiola.

“Non scappare via appena ti tolgo questo ferro di dosso – gli disse con dolcezza – non sei guarito ancora: dobbiamo mettere l’unguento sulla ferita, fasciarla e poi… dovresti stare fermo, per un po’, in una cuccia calda e sicura!”

Fiamma aveva tutta l’aria di condividere il programma di Anacleta che, di quando in quando, si girava a guardarla per capire se approvava. Finalmente il cucciolo era sistemato, ma la zampetta gli doleva e non riusciva a muoversi.

“Non preoccuparti, Lupacchiotto – gli diceva la donna – penseremo Fiamma ed io a te, finché non sarai guarito e potrai riprendere le tue corse nel bosco!”

Il cucciolo tremava tutto, ma pian piano si abituò a quella passeggiata tra le braccia di Anacleta, apprezzò quel tepore confortante e si tranquillizzò. Fiamma li accompagnava scrutando qua e là il bosco e la signora del convento era sicura che stesse controllando se ci fossero pericoli attorno.

Doveva aver perso la sua mamma, quel lupetto, perché era tutto solo e mamma Lupa non lo avrebbe mai abbandonato in mezzo ai guai.

Si rivolse a Fiamma, convinta che le avrebbe risposto a dovere.

“Perché questo cucciolo è solo?” Le chiese, fissandola negli occhi.

Fiamma aveva captato quello sguardo e lo ricambiò con il suo: occhi magnetici, intelligenti, incantatori.

Nella cuore di Anacleta entrò una fitta di dolore quando una sorta di visione le portò quelle immagini di uomini che avanzavano cauti nel bosco smuovendo le frasche al loro passaggio… un gruppo di lupi scappava, correva a più non posso, mentre nell’aria echeggiano diversi spari… il sibilo dei proiettili e poi un’eco di guaiti, ululati, urli di dolore.

Anacleta era stravolta. Fiamma le aveva comunicato l’accaduto e l’aveva condotta fin lì, per aiutare quel povero cucciolo scampato miracolosamente alla morte!

Un’immensa tristezza le invadeva l’anima, guardò Fiamma che sembrava così triste anche lei…

“Mio Dio, perché permetti queste cose? – Brontolò, come il solito – Secondo te, cosa potrebbe mai fare un cucciolo in queste condizioni? Lo so, lo so… ci sono troppe cose da rimediare al mondo, è vero, ma per te non è così faticoso impedire a un cacciatore di sterminare un’intera famigliola…”

Pianse e poi si asciugò le lacrime che quella visione le aveva procurato.

Continuò, sempre rivolta al Padreterno, ma con un certo sussiego: “Per fortuna Fiamma mi ha avvisata e… meno male che ci sono io a rimediare un po’ il destino di questo lupetto!”

Tacque subito, forse stava esagerando. Poi sussurrò:

“Beh, ti ho dato un bell’aiuto anche questa volta, non ti pare?”

(continua)

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff