Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Anacleta e i Fraticelli (parte 3)

“Io so come salvare il nostro convento!” Disse Anacleta con molta determinazione a Fra Crispino.

Lui rise amaramente…

“Non ce la farebbe neanche Dio, contro quei signorini schizzinosi del vescovato!” Disse.

“Ora siete voi a non avere fede e a provocare il Signore!” Disse lei con sussiego.

Il frate era stupito: la signora Anacleta, a volte, ne diceva di cotte e di crude al buon Dio, pur essendo profondamente devota e adesso, si metteva a fare il predicozzo a un frate!

“Sentiamo…” Disse con aria poco convinta.

Anacleta raccontò quanto era avvenuto il giorno prima nel bosco, con Fiamma e il boscaiolo.

“Ebbene?” Chiese il frate non comprendendo cosa avesse in testa quella donna piuttosto bizzarra… eh sì, lui non voleva criticarla, ma… linci magiche, volpi che rispondono alle chiamate di una cuoca da convento, uccellini che vengono a chiedere briciole bussando alle finestre… non aveva davvero tutte le rotelle a posto! Oddio, era un po’ stramba però, se tutto questo la faceva star bene e, se perfino il buon Dio le perdonava i suoi scatti di nervi… perché infierire? Se però adesso si era messa in testa che una lince potesse risolvere il problema del loro convento… era meglio stare attenti a non darle troppa corda!

Mentre preparava la cena con le poche cose che aveva trovato nel sacchetto della questua, Anacleta aveva tirato fuori il barattolo di pomata del boscaiolo e la ricetta di sua moglie. Poi, rivolta a fra Crispino che l’aiutava a riporre le provviste, esibì un coltellino, con cui si fece un piccolo taglio su un dito…

Fra Crispino, sgomento, cercò di fermarla ma lei si difese con forza e a gomitate mentre lui si convinceva sempre più che Anacleta fosse impazzita. Pensò che il dolore per la chiusura del convento doveva averle mandato in tilt il cervello.

Era davvero indeciso se ascoltarla o chiamare il padre priore… ma, prima ancora di riuscire a dirle qualcosa di sensato, lei aveva spalmato la crema sulla piccola ferita che smise di sanguinare quasi subito e poco dopo ne era quasi sparita anche la traccia.

“Avete visto?” Questo è un unguento che si fa con un po’ di grasso e resina di larice…

“Bene, è una bella cosa… ma ora, torniamo alla realtà…”

“… questa è la realtà – lo interruppe Anacleta eccitata – il bosco può fornire prodotti magici e terapeutici, un elisir per la tosse, una pomata per curare, il mirtillo nero per rinforzare la vista… non avete capito, fra Crispino?”

“No, non ho capito nulla… non so che dire… forse, quell’elisir vi ha fatto ubriacare!”

Lei sospirò:

“Quanti conventi preparano e vendono unguenti speciali, tè di rose selvatiche, digestivi, manuali per il coltivatore, calendari… e via dicendo? – Anacleta era sempre più eccitata – Quasi tutti! E, se sono in grado di autosostenersi… possono non chiudere!”

Fra Crispino passò dall’incredulità allo stupore e dallo stupore all’ammirazione.

Improvvisamente, si mise a ridere e sbottò:

“Siete un genio, Anacleta! Ne parlerò con il padre Priore… che sta cercando invano il modo o la possibilità di non chiudere il nostro bel convento!”

“Merito di Fiamma: ci credi o no, adesso, alla sua magia?” Chiese.

“Beh… se la vedete così…”

“Perché mi ha portato nel bosco? Perché proprio dal boscaiolo ferito? Perché l’invito ad assaggiare il liquore di gemme?”

“Mi sembra una coincidenza…”

“Non esistono coincidenze e non mi aspetto sentieri cosparsi di fiori… dovremo lottare per realizzare questo sogno, ma io ho tanta fede nelle creature dei boschi, negli animali e nelle piante… ci aiuteranno ancora, come sempre!”

“Ne parlerò stasera stessa con Padre Angelo, il Priore, se abbiamo un buon progetto… credo ne sarà felice lui per primo e troverà il modo di convincere la Curia!”

Le cose andarono proprio come Anacleta aveva sperato.

Avevano fatto un piccolo test con Fra Crispino che, in cambio delle offerte, aveva lasciato ai fedeli la pomata e il digestivo… molti incominciarono a richiederli, fino a suscitare la curiosità di un imprenditore intraprendente. Questi era affezionato a quel piccolo convento, ormai a rischio d’essere relegato tre le rovine da visitare in futuro, così decise di produrre, con l’aiuto dei fraticelli, una nuova linea di prodotti…

L’Elisir del convento comparve sulle tavole dei ristoranti e nelle case dei paesi vicini. Gli abitanti si erano presi a cuore la sorte del piccolo monastero che dominava la loro valle come una rocca. L’unguento della lince, divenne famoso, lo sciroppo dell’Angelo – così chiamato in onore del padre Priore – era ormai nell’armadietto di tutte le famiglie, la tisana di Anacleta fatta con succo di mirtillo nero, apparve in tutti i bar dei paesi nella valle sottostante. Il Vescovo in persona era andato a benedire la rinascita del Convento, accompagnando alcuni giovani che avevano deciso di voler vivere in quell’atmosfera silenziosa, mistica e quasi magica…

Ogni sera, al tramonto, molti notarono che le mura a ovest si tingevano di rosso e che, quando soffiava lo scirocco, sul tetto, la ventarola a forma di gatto girava rapida con un cigolio che sembrava un miao… lassù, sfiorando le stelle, nel cosiddetto Monastero di Fiamma.

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff