Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Anacleta e i Fraticelli (parte 1)

Ne era passato di tempo da quel giorno che la lince Fiamma aveva fatto la sua comparsa nel convento in cui Anacleta gestiva la mensa dei fraticelli! Lei, ogni tanto ci ripensava e le dispiaceva che non si fosse più fatta vedere! Ricordava quel suo pelo lucido che diventava rosso come il fuoco, nel sole del tramonto. Tutte le sere, dava una veloce sbirciatina fuori della porta, per vedere se, chissà mai, Fiamma fosse tornata… ma ogni volta era una delusione! Non poteva fare a meno di pensare a quel bellissimo animale, così dignitoso da mettere quasi soggezione! Una lince strana, nobile, enigmatica, magica e, quella volta – ne era sicura –   Fiamma aveva fatto una… stregoneria o, meglio, un quasi miracolo!

Fra Crispino entrò in cucina con le sacche della questua quasi vuote. Aveva la faccia così mogia e avvilita che lei pensò di non brontolargli… per non aggiungere tristezza al malumore. Il fraticello si sedette sulla cassapanca e sospirò più volte, senza ritegno o profferire parola.

“Su, su, Fra Crispino, non preoccupatevi se la questua è stata misera – gli disse con aria complice – ho trovato molti funghi, oggi nel bosco… non è una cosa strana?”

“Beh… non si può dire che sia proprio la stagione – rispose l’altro – ma le vie del Signore sono infinite!”

“Non così la generosità degli uomini… comunque, oggi ci sarà da pranzo una buona polenta, ben condita con dei porcini appena tirati su!”

“Bene.” Rispose il frate, senza una briciola di entusiasmo.

Anacleta lo guardava senza capire perché fosse così di cattivo umore: fra Crispino adorava quel piatto così rustico e, allo stesso tempo, pregiatissimo!

“Io penso sempre a Fiamma… lei, quella volta, ci ha davvero aiutato con le sue magie!” Fece, scuotendo la testa.

“Beh… se fosse così, ce ne sarebbe davvero un gran bisogno, ora!” Disse mogio Fra Crispino.

Anacleta sobbalzò preoccupata:

“Che altro è successo?” Chiese, mentre gli occhi del frate si erano riempiti di lacrime. A quella vista, Anacleta si lasciò cadere su una sedia, affranta:

“Ditemi, Fra Crispino… cosa può mai farvi addirittura piangere?” Lui si asciugò le lacrime, si soffiò rumorosamente il naso in un fazzoletto grande quasi come un foulard e disse con voce tetra:

“La Curia intende chiudere questo nostro piccolo convento… dicono che costa troppo tenerlo in piedi, solo per noi, otto frati!”

“Costa troppo! – Brontolò lei – Fanno presto a parlare loro, che vivono nei palazzi con l’ascensore, il riscaldamento centralizzato, la macchina fuori con l’autista…”

“… e i camerieri, il cuoco…” Aggiunse Fra Crispino.

Anacleta si rizzò sulla sedia:

“Perché il cuoco? Non vi sta bene la mia cucina, da invidiare quei vostri colleghi che hanno la pancia più grossa della tonaca? – Protestò – Dio farà venire il mal di pancia a tutti, una volta o l’altra!”

“Non bestemmiate, Anacleta, volevo solo dire che noi non pesiamo tanto sui loro bilanci da dover chiudere addirittura un convento così pittoresco, storico, antico e bello…”

“Davvero ci vorrebbe Fiamma!” Sospirò lei.

“Già, ma perché non diciamo una preghiera al buon Dio, invece?” Chiese il frate.

“Lui ha troppo da fare, con questo brutto mondo di egoisti e prepotenti… e poi qui non basta un miracolo, ci vorrebbe un… non so come chiamarlo… oh, ecco: un incantesimo, proprio così!” Disse Anacleta con foga.

Il viso di Fra Crispino si era allungato fino a diventare quasi lugubre:

“Chissà in quale convento ci manderanno… uno qua e uno là…” Singhiozzava addirittura.

Anacleta non sapeva cosa dire, anche lei aveva le lacrime agli occhi. Brontolava sempre con Dio, per quella vita difficile… era vero, ma in fondo… se ne pentiva sempre: le piaceva stare lì, in quella piccola struttura che, quando il cielo era bigio, si confondeva con la roccia cui era attaccata… ma quando il sole saliva dai prati sottostanti e inondava di luce i pini che frusciavano come se spazzassero via le nuvole, ti metteva voglia di ridere, di cantare, di rotolarsi nell’erba… beh, non sarebbe stato facile dimenticarlo!

Mentre parlava, Anacleta stava pulendo con una salvietta le gemme di pino di un tenero verde, che aveva raccolto per fare lo sciroppo, come ogni anno, contro la tosse. Scosse la testa:

“Mi mancherà tanto questo posto incantato.” Disse.

“Anche a me… e la vostra cucina… e lo sciroppo terapeutico… ah! E pensare che ero tanto di noi… lui, così buono e comprensivo!”

Anacleta si alzò improvvisamente dalla sedia, aprì la porta della cucina che dava nel piccolo orto… nulla!

“Fiammaaa! Fiammaaa!” Gridò nel buio. Tutti gli animali rispondevano, quando lei li chiamava… ma la lince era una bestia superba e cocciuta, non aveva intenzione di obbedire a nessuno!

(continua) – Parte 2 esce domenica 16 febbraio 2020

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff