Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Anacleta e il lupacchiotto (parte 2)

Se avete perso la prima parte potete trovarla qui!

Entrando nel refettorio, fra’ Crispino aveva sbirciato il cesto in cui stava arrotolato un batuffolone di pelo avvolto in uno scialle.

“Abbiamo un cane, oggi?” Aveva chiesto ironicamente ad Anacleta e lei, serafica, gli aveva detto che si trattava di un lupacchiotto, facendogli fare un balzo indietro dalla paura!

“Un luuupo?!? Signora  Anacleta, devo richiamarvi all’ordine – sentenziò con sussiego – perché qui non siamo in uno zoo e voi vi state comportando da perfetta incosciente: avete trascurato ogni prudenza… le bestie non sono esseri umani, non fanno differenza tra il Bene e il Male, non sanno nulla della riconoscenza! Avete il cuore di pappa e vi mettete a rischio per qualsiasi animale del bosco, senza pensare che possa ferirvi o, addirittura, sbranarvi!”

La donna fece una risata ostentatamente rumorosa:

“Fra’ Crispino, mi dispiace per voi che non abbiate capito niente della Vita! – Gli disse – Io non ho mai avuto nulla dagli uomini ma, in compenso, tantissimo affetto dagli animali! Da giovane, ho allevato due nipoti e nessuno di loro sa neppure se io sia ancora al mondo, mentre tutti i miei animali mi capiscono, mi amano, si confidano con me…”

“… ehi, ehi, non esageriamo, signora Anacleta! – La interruppe lui sempre più agitato – Volete farmi credere che delle bestie feroci, come un lupo…”

“… feroci! – Fece lei con tono di scherno – Ma guardatelo qui, dorme come un angelo o come il più tranquillo dei bambini, povero Lupacchiotto!”

“Non vorrete tenerlo dentro il convento, spero!”

“Nel mio appartamentino, sì. Finché non sarà ben guarito e non correrà più il rischio di finire in una trappola o essere aggredito da altri animali.”

“Voi, Anacleta… oh, mio Dio, perdonatemi, ma questa femmina non ha tutte le rotelle a posto.” Commentò affranto e serio.

“Ma bravo! Da un frate, questa proprio non me l’aspettavo! E san Francesco? Non ci parlava, lui, con i lupi? Non passeggiava con loro, predicando amore e mitezza?”

“Anacleta, quello era un Santo e voi no…”

“Ma il lupo è sempre un lupo: se gli sappiamo parlare, se lo aiutiamo a uscire da un guaio…”

“… voi rischiate che un giorno o l’altro, qualcuna delle vostre bestie vi faccia del male per davvero e, non me lo perdonerei mai… devo assolutamente parlarne con il padre Priore!”

“Guardatevene bene o abbandonerò il convento: voi non avete mai creduto nelle creature di Dio e dimenticate d’essere un religioso! – Lo rimproverò – Recitate le preghiere a mezza bocca come una cantilena obbligatoria, con Dio non parlate mai… eppure, se oggi siamo ancora aperti e se abbiamo anche il nostro prestigio con i prodotti del bosco, lo dobbiamo a un animale come Fiamma. Avete la memoria corta, come tutti i fifoni, ma io ricordo bene le vostre lacrime quando piangevate al pensiero che si dovesse chiudere il convento!”

“Io non parlo con Dio? Ah! Ah! Vorreste che facessi come voi? Voi, che bestemmiate ogni giorno, affibbiandogli delle responsabilità inimmaginabili e pronunciando una serie di rimproveri, circa il Suo operato? E poi… credete di rimediare a tutto con due mea culpa?”

“Quello che dite è assurdo: se Dio è padre, è anche un amico, quasi un fratello, con cui si ha il massimo della confidenza, che ci capirà e ci ascolterà, che è consapevole dei nostri limiti… non litigate mai con un amico o un confratello? Non discutete per capirlo meglio o perché lui comprenda voi? E così, si fa la pace, no? E poi, che ne sapete voi? – Disse – Io non ci litigo mica, con Lui: gli faccio presente le nostre necessità (è sempre così indaffarato in questo mondo di pazzi), gli ricordo che, se lui è perfetto e noi siamo imperfetti, non può pretendere che non facciamo errori. Lui, invece, non può farli, proprio perché è Dio!”

“Ma brava! E dovrebbe accettare che voi gli insegniate il Suo mestiere!”

“Io non gli insegno niente, io, chiedo umilmente. E, infine, le mie richieste non sono mai egoistiche e valgono per tutto il convento, per gli animali del bosco, per il Priore e perché… da lassù, gliela faccia pagare a quelli che non rispettano i miei animali, va bene?

“Beh, Anacleta, voi non capite: le creature di Dio vanno rispettate, sì, ma voi le portate addirittura in casa! Dio non ci ha mai detto che dobbiamo allevare i figli dei lupi!”

“Caro fra’ Crispino, queste bestiole sono tutte amiche mie, non avete compreso? Sono molto più sincere e pietose di tanti esseri umani! Se anche voi provaste a trattarle bene, loro vi dimostrerebbero il loro affetto… se le minacciate vi temono e scappano e, messe alle strette, aggrediscono. Lo fareste anche voi, no? E, non sottovalutate il vostro esemplare Francesco d’Assisi!”

“Sono solo leggende, comunque!”

“Siete voi ora a sbagliare. Lui parlava con il sole, con l’acqua, con il cielo… e tutte le creature, piante e animali…”

“… che non sono sempre domestici, però!” Concluse lui.

“Guardate questo lupo, allora!” Disse Anacleta a voce bassa, come se un neonato stesse dormendo nella sua culla.

Lo fece avvicinare alla grossa cesta in cui aveva sistemato Lupacchiotto. Il cucciolo dormiva sereno, con la sua zampina fasciata vicino al musetto. Fra’ Crispino s’intenerì suo malgrado e Lupacchiotto aprì gli occhi appena appena. Lo guardò con occhi imploranti e l’altro cedette alla commozione, azzardando una carezza. Quello gli diede una veloce leccatina alle dita e appoggiò la testa sulla sua mano.

La commozione del fraticello aumentò e due lacrimoni gli scesero sul viso. Non fece nulla per trattenerli, mentre Anacleta lo fissava di sottecchi. Si soffiò il naso per mascherare il suo turbamento e:

“Avete ragione, Anacleta, come sempre – disse sottovoce anche lui – è come un povero bimbo senza la mamma, ferito e spaventato, povero cucciolo!”

“Ora una specie di mamma c’è – disse orgogliosamente lei – e, finché ne avrà bisogno, io lo proteggerò, checché ne pensiate voi con quella testa dura che il buon Dio vi ha appiccicato sul collo!”

“Bene… non dirò nulla al Priore, ma… state molto attenta, Anacleta, ve ne prego… o sarò io ad avere guai con la Curia!”

“Dio ne scampi da quelli…” Fece lei, divenuta subito battagliera.

“… e che continui a proteggervi!” Borbottò lui.

 

Loredana Reppucci
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Immagine di Sara Sieff