Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Anacleta e i Fraticelli (parte 2)

Anacleta aveva aperto le finestre e ringraziato Dio per la bella giornata. Non mancò, tuttavia, com’era ormai sua abitudine, di fare un predicozzo al Padre Eterno…

“Caro Padre che stai lassù, questo scherzo da parte del Vescovo, proprio non dovevi permetterlo…  – incominciò – non è che io voglia criticarti, per carità, dicono che Tu sappia sempre quello che fai, ma… ti rendi conto che noi qui ci siamo adattati a molti sacrifici, che Fra Crispino si sobbarca una salita mica da ridere per portare a casa qualcosa con le questue sempre più magre… che abbiamo accettato tutto per amore di Dio… e che ci siamo consumati in preghiere e, infine, abituati a questa vita senza svaghi e non certo facile…perché ci piace essere così vicini al Cielo?”

Tacque un po’ e, poi, aggiunse:

“Ci cacciano via come disertori, senza tener conto di quello che abbiamo affrontato… perché, se intendevi metterci alla prova, beh, ci sei riuscito alla grande, non ci hai mai fatto mancare umiliazioni e sacrifici…”

Subito dopo, si pentì e recitò qualche giaculatoria riparatrice per esorcizzare quelle che temeva fossero interpretate da Dio come bestemmie.

Fra Crispino con la sacca vuota sulla spalla si accingeva a fare il primo giro di questua, triste al pensare che, tra poco, non avrebbe più visto quei raggi di sole sgusciare in mezzo a quei cirmoli che, di mattina, profumavano di bosco bagnato.

“Buona fortuna…” Gli disse Anacleta, come sempre.

“Anche a voi, anche a voi…”

Lei lo guardò sparire giù per quel viottolo che scendeva ripido verso il paese. Scosse la testa: ecco avrebbe rimpianto anche quello.

Improvvisamente, le parve di sentire una leggera musica, si fermò tendendo l’orecchio… nulla.

Proseguì, un po’ turbata e pensò a Fiamma, la lince del suo cuore. Subito, sentì un fruscio vicino alle gambe… un impercettibile miao a-direzionale, che giungeva chissà da dove… e, finalmente eccola lì! Fiamma! Si accucciò con gli occhi umidi dalla commozione… e si chiese tristemente come avrebbe fatto, tra non molto, senza tutti i suoi animali, senza il bosco, quella luce scintillante dei mattini sereni.

Con gesti lenti per non far impaurire o scappare l’animale, si accucciò, allungò lentamente la mano e Fiamma incominciò a ronfare ancor prima che lei potesse accarezzarle il pelo fulvo che, al sorger del sole, si tingeva di biondo.

“Fiamma! Fiamma cara… mi sei mancata tanto! Sono felice di rivederti ma… ho tanta pena nel cuore!”

Anacleta continuava ad accarezzarla e quella gattona, selvatica eppure così dolce, la ricambiava con mugolii e leccatine prudenti.

“Tu ci porti fortuna – le disse – e sai fare tante magie… oh, se potessi aiutarci anche questa volta!”

La fissava in quegli occhi stellati e incantatori che sembrava volessero capire bene quello che lei diceva.

Dolcemente Fiamma si spostò e si avviò lentamente verso il bosco, girando la testa di quando in quando, come per comunicare alla donna di seguirla. Camminarono a lungo…

“Ma dove vuoi portarmi, Fiamma?” Chiedeva Anacleta, instancabile e felice di essere in compagnia della bellissima lince. Finalmente quella si fermò. Si allontanò piano, senza girarsi, poi si fermò a guardare come a dirle che era arrivata. Anacleta sentì un gemito e vide subito che un boscaiolo si era ferito ad una mano e stava tentando di tamponare il sangue che usciva a fiotti!

“Santo Dio! – esclamò la donna – Posso aiutarvi? Non credevo che avrei fatto l’infermiera, oggi… ma se questo è il mio compito…”

“No, no… aiutatemi solo a… “ Nell’altra mano aveva un barattolino aperto.

“Cos’avete lì dentro? Chiese Anacleta.

“La mia pomata curativa…”

“Devo mettervela sulla ferita?” Chiese.

“Quello è solo grasso… aggiungetevi quella roba lì e mescolate…” Segnò con il mento un tronco di larice nel cui tronco, privato di corteccia, era inserito un beccuccio da cui uscivano lentamente gocce di un liquido vischioso. Anacleta obbedì.

“Ora mescolate bene, per favore…” E lei, prontamente lo fece ma aggiunse:

“Non sarebbe il caso di chiamare un medico? O un’ambulanza?”

L’altro scosse la testa:

“Per così poco? Arriverebbe qui che io sarò già a posto!” Rispose il boscaiolo spalmandosi quell’intruglio sulla mano ferita… che, ben presto, fu ripulita dal sangue che ora non usciva più!

“Ma cos’è, un miracolo?” Chiese Anacleta e poi… si volse a cercare Fiamma che, poco distante, osservava la scena con aria soddisfatta.

“Questa è una ricetta molto antica, che noi boscaioli conosciamo da sempre! – Disse l’uomo – Non vorrei sparlare… ma vede quanto poco tempo c’è voluto a sistemare la ferita? Se avessi atteso il medico, l’ambulanza e tutto il resto… si sarebbe fatta sera, per non dire di tutta la trafila che ne sarebbe conseguita!”

“Eh già… io non conoscevo questa medicina!”

“Noi tutti del bosco, invece, la utilizziamo da sempre, ce l’hanno raccontata i nonni e i nonni dei nonni…”

Anacleta si rivolse a Fiamma:

“Mi hai fatto vedere una cosa interessante, Fiamma… ma non riesco a comprenderne il motivo!” Disse.

Fiamma si avvicinò, strusciò il musetto sulla sua gamba, poi se ne andò come a dire che, prima o poi, anche Anacleta avrebbe capito il perché.

Il boscaiolo ormai stava bene e propose di offrire un po’ di vino ad Anacleta.

“Ho una baita qui vicino, mia moglie vi sarà grata dell’aiuto.” Disse.

Nella baita bevvero un caffè d’orzo con un po’ di pane e marmellata di mirtilli. Anacleta ricevette in dono un barattolo con la mistura risanatrice che non aveva mai conosciuto.

“Tenetela, se si fa male qualcuno… è quasi miracolosa!” Disse il boscaiolo.

“È meglio che v’insegniamo come farla… per quando questa sarà finita!” Aggiunse sua moglie, scrivendo rapidamente poche righe sul retro di un foglio del calendario e passandolo alla donna stupefatta.

Miracolosa! La lince magica… ecco, ora Anacleta aveva capito il senso delle cose! Una ricetta per un farmaco naturale, poco costoso ed efficacissimo.

Infine, il boscaiolo aprì una vecchia bottiglia da liquore e versò un poco di liquido verdastro in una tazzina sbeccata…

“Assaggiate!” Le disse. Anacleta gustandone un sorso profumato.

“Che cos’è questa squisitezza?”

“Anche questo è figlio del bosco, si fa con le gemme fresche del pino cirmolo… e, oltre ad essere buono, aiuta a guarire dalla tosse…”

Questa fu, per Anacleta, la conferma di quanto voleva dirle Fiamma, la lince dalle mille magie!

(continua) – Parte 3 esce domenica 23 febbraio 2020

 

Loredana Reppucci
Link: (https://www.ilcarrodellemuse.com/lideatrice/)
Proprietà riservata

Immagine di Sara Sieff