Una collezione di racconti realizzata in collaborazione con l’associazione letteraria Il Carro delle Muse, ambientati nel cuore delle Dolomiti.

 

Pim Pum e Pam

Pim, Pum e Pam si stringevano uno all’altro, vicino a mamma Ricciola che non staccava gli occhi dai suoi tre piccini nati da meno di un mese. Tre batuffoloni di piumino bianco, in mezzo ai quali si vedevano già spuntare gli aculei più scuri ma ancora troppo morbidi, per la loro funzione di difesa.

Mentre papà Ricciolo andava a fare provviste, o era in viaggio per lavoro, restavano tutti al sicuro nella tana, in attesa che fosse il momento giusto per uscire. La mamma aveva promesso che, all’apparire degli aculei, li avrebbe portati fuori e insegnato come andavano usati quegli spinoni scuri, le mosse per offendere, per difendersi o appallottolarsi se qualcuno tentava di afferrarli. Ed ecco, il gran giorno era arrivato: mamma Ricciola aveva deciso di farli uscire all’aperto per la prima volta!

Decisero di provare verso il tramonto, quando il sole non era troppo violento e molti animali erano già nelle loro tane o nei loro rifugi. La famigliola dei ricci abitava alla periferia di un grandissimo giardino che contornava una casa signorile, in cui gli umani erano molto premurosi e gentili con loro. Spesso, prima che arrivasse il periodo del letargo, portavano poco distante dalla loro tana pezzi di frutta, di funghi, bacche, nocciole e ghiande.

Il giardino degli umani era bellissimo, c’erano alberi d’ogni specie, cespugli di fiori… la loro mamma aveva fatto bene le cose, anche se papà era spesso fuori a caccia.

Pim e Pum, i due maschietti, smaniavano per uscire, la femminuccia, Pam, invece, restava indietro perché era molto timida. Vedendo quel bel prato verde e i fiori colorati, Pim e Pum saltarono dalla gioia, si guardarono attorno curiosi, ogni fruscio li incuriosiva… la mamma spiegava i pericoli, mostrava i cibi, insegnava come diventare una palla piena di aculei dritti e ben tesi se aggrediti. Col tempo, anche Pam si decise a seguire i fratellini e, pian piano, la timidezza sparì. Poco distante, il bellissimo gatto Miao, si prendeva gli ultimi raggi di sole sdraiato su un cuscinetto di cirmolo, che ogni mattina un umano sistemava ai piedi di un cespuglio di lauroceraso e che il gatto aveva eletto a sua dimora per la siesta.

A tarda sera, Miao, rientrava in casa e qualcuno rimetteva a posto il suo giaciglio sotto quella siepe sempreverde.

 

Nel sentire tutto quel chiacchierio dei ricci, il gatto aveva prima rizzato le orecchie, poi alzato il capo pigramente e con aria scocciata.

Mamma Ricciola sapeva bene che Miao non era pericoloso, ma piuttosto un vecchio brontolone, che odiava essere disturbato durante il pisolino. Lo spiegò ai suoi piccoli e raccomandò loro di essere sempre molto educati e di non fare chiasso quando il gatto dormiva. Pim, Pum e Pam zittirono subito e Miao nascose la testa tra le zampe proseguendo il suo sonnellino. Quant’era bella la vita! Pensavano tutti i membri della famigliola di ricci: tanta erba e terra attorno, alberi che spesso lasciavano cadere dei frutti molto gradevoli o semi deliziosi, umani così affettuosi e comprensivi… cosa si poteva chiedere di più?

Pochi giorni dopo, Pim e Pum erano ormai molto disinvolti, uscivano da soli, anche se mamma Ricciola, ogni tanto, si affacciava alla porta della tana, per controllarli. Qualche volta, di sera, uscivano tutti assieme per passeggiate più lunghe e allora si cercavano nuovi cibi, lumache, vermetti, bacche, fruttini e altre delizie. Passavano spesso davanti al gatto che alzava la testa pronto a soffiare, ma i riccetti erano molto beneducati e camminavano silenziosi facendo anche un cenno di saluto a quel felino maestoso, che si comportava come il padrone del giardino! Così, al passar del tempo, vedendoli sempre educati e rispettosi, perfino il vecchio Miao si era addolcito, tanto che un giorno si sforzò d’essere meno burbero del solito, facendo rotolare verso di loro alcune chiocciole appetitose che aveva radunato attorno, proprio per loro. I ricci si deliziavano e il gatto ronfava soddisfatto.

Appena si trovavano abbastanza lontani da Miao, però, Pim e Pum si scatenavano – come tutti i rampolli di ogni specie animale – a rotolare nell’erba, a giocare a football con piccoli tuberi trovati dove la terra era senza erba, sordi alle rampogne della mamma che voleva insegnar loro cosa dovevano fare ora che stavano diventando grandi. Pam era più quieta, aiutava la mamma a fare provviste, a cambiare le foglie dei loro lettini, a buttare fuori della tana i rifiuti. Avrebbe voluto giocare, ma Pim e Pum non condividevano con lei le loro attività, troppo violente per una femminuccia.

Mamma Ricciola era un po’ preoccupata per la piccola Pam, che non aveva nessuna amichetta con cui passare il tempo. Un giorno, passeggiando pensierosa, trovò per terra un bellissimo riccio in miniatura, tutto verde. Lo guardò a lungo, cercando di capire se fosse pericoloso, ma quello non si muoveva. Sapeva che Miao era stato un gatto mondano e che aveva una bella età… quindi, doveva sapere tante cose più di lei. Si avvicinò, rispettosa e, indicando quel riccio verde fermo due o tre passi più in là: “Buongiorno, signor Miao – disse – lei sa tante cose del mondo… ed io avrei bisogno di un’informazione!”

“Mi dica pure, bella signora.” Rispose il gatto, che voleva fare il galante e si dava arie da viveur.

Ricciola esitava… ma si fece coraggio e, indicando l’intruso, chiese: “Forse lei conosce quello strano animale lì, che non ho mai visto prima… può essere  pericoloso per i miei ragazzi?”.

 

Loredana Reppucci
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Illustrazioni di Sara Sieff
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